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La città sostenibile è l’Obiettivo 11 dell’Agenda 2030

Di 28 Dicembre 2020

Nelle città, la nostra principale dimensione di vita, si gioca la battaglia decisiva della sostenibilità.
Il pacchetto di servizi integrati Coopservice per la Smart City

L’irresistibile tendenza alla concentrazione urbana

Rendere le città e le comunità luoghi sicuri, inclusivi e rispettosi dell’ambiente.

L’Obiettivo 11 dell’Agenda 2030 prende atto di una tendenza ineludibile, di cui si intendono cogliere soprattutto le opportunità oltre che le inevitabili problematiche.

La spinta all’inurbamento, la concentrazione dei luoghi di vita e di lavoro delle persone in agglomerati urbani di varia dimensione è del resto uno dei trend che caratterizzano la contemporaneità.

Le città e gli agglomerati sono centri attrattivi che offrono opportunità di lavoro e servizi collettivi che altrove (aree rurali) sono nel migliore dei casi più rari o, più frequentemente, non disponibili. Inoltre, l’alta densità delle città può portare efficienza e sviluppo tecnologico, ottimizzando il consumo di risorse e di energia.

A oggi più della metà della popolazione mondiale (4,2 miliardi di persone) vive e lavora nelle città, ma le previsioni degli organismi internazionali stimano una concentrazione del 60% nel 2030 e di oltre il 70% nel 2050.

Le città incorporano infatti il motore delle economie locali e nazionali e rappresentano il fulcro del benessere: più dell’80 per cento delle attività produttive e di servizio è concentrato nei centri urbani.

Le città, dove si vince o si perde la sfida della sostenibilità

Una analisi dei macrodati relativi ai fenomeni di inurbamento rende efficacemente l’idea della connotazione delle città quale contestuale fonte di opportunità e di minaccia per la qualità vita delle persone.

A partire dall’impatto ambientale, considerando che gli agglomerati urbani occupano solamente il 3 per cento della superficie terrestre e tuttavia sono responsabili del 60-80% del consumo energetico e del 75% delle emissioni di carbonio globali.

Ma, oltre all’ambiente, la rapida urbanizzazione mette sotto pressione, in uno spazio delimitato, tutti gli indicatori fondamentali del benessere e della sostenibilità: le opportunità di lavoro, la disponibilità di alloggi dignitosi, la fornitura di acqua potabile, l’efficienza delle fognature, le modalità di smaltimento dei rifiuti, la funzionalità delle infrastrutture materiali e digitali, la sostenibilità dei trasporti pubblici, l’esercizio di diritti fondamentali quali l’accesso alla salute e all’istruzione.

Piccoli, medi ed enormi contenitori (a seconda della dimensione degli agglomerati) dove si concentrano le potenzialità e i rischi della contemporaneità.

Da qui l’origine dell’affermazione, riportata costantemente nei report degli organismi internazionali ingaggiati nella grande sfida dell’Agenda 2030, per cui “le città sono i luoghi dove si vince o si perde la battaglia della sostenibilità”.

Passato e presente dei fenomeni di inurbamento

Pur non essendo di certo un tratto esclusivo della contemporaneità, il fenomeno della concentrazione della popolazione nelle città ha iniziato ad assumere dimensioni rilevanti, su scala planetaria, a partire dagli anni ‘30 del ‘900 (fino ad allora ancora più del 70% delle persone viveva nelle aree rurali) per poi letteralmente esplodere negli ultimi decenni quale portato della globalizzazione.

Secondo il ‘World Urbanization Prospects 2018’ delle Nazioni Unite ad oggi la regione più urbanizzata è il Nord America (82% della popolazione vive in aree urbane), seguita da America latina (81%), Europa (74%) e Oceania (68%).

In generale, quasi la metà della popolazione mondiale vive in città con meno di mezzo milione di abitanti, mentre circa una persona su otto vive in una delle 33 megalopoli con più di 10 milioni di abitanti. Secondo le proiezioni, entro il 2030 si aggiungeranno ulteriori 10 megalopoli, la maggior parte delle quali nei Paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa e Asia dove sono collocate le aree con il più alto tasso di crescita urbana al mondo.

Attualmente è Tokyo a possedere lo scettro dell’agglomerato numero uno, con i suoi 37 milioni di abitanti; seguono Delhi con 29 milioni, Shanghai con 26 milioni e a pari merito San Paolo e Città del Messico con 22 milioni di abitanti.

Ma le cose sono destinate a cambiare. Già nel 2028 si prevede che Delhi diventerà l’area urbana maggiore del mondo a casa delle enormi trasformazioni socio-economiche che stanno investendo il continente indiano il quale, ancora oggi, detiene il primato della più estesa popolazione rurale con 893 milioni di persone (seconda la Cina con 578 milioni).

Città e sostenibilità, un pericolo su tutti: la salute pubblica (Covid docet)

Insieme alle opportunità di sviluppo, l’urbanizzazione comporta dunque anche notevoli sfide.

Nella loro complessa struttura le città presentano grandi rischi legati alla concentrazione (congestione, nel caso delle megalopoli) di persone, veicoli, attività: si pensi, come detto, alla necessità di assicurare i servizi di base e alloggi dignitosi, alla disponibilità o meno di infrastrutture adeguate, alle ricadute sull’inquinamento atmosferico e ambientale.

Un aspetto, quest’ultimo, che può avere dirette ripercussioni sulla salute dei cittadini: l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha attestato come oltre la metà della popolazione urbana mondiale sia esposta a livelli di inquinamento atmosferico (determinato dalle emissioni di particolato PM10 E PM2.5 delle industrie, dei trasporti e dei combustibili) almeno 2,5 volte superiori agli standard di sicurezza, così come, sempre secondo recenti dati dell’OMS, circa il 90% degli abitanti delle città respira aria non pulita e non beneficia di adeguati spazi di verde pubblico.


Livelli di inquinamento atmosferico dovuto alle emissioni di particolato delle industrie, dei trasporti e dei combustibili (Fonte: The World Bank, SDG Atlas 2018)

Si calcola che l’inquinamento dell’aria e dell’ambiente abbia provocato nel tempo il decesso di milioni di persone e così la progettazione di uno sviluppo urbano ecologicamente sostenibile assume un significato di enorme importanza anche per la prevenzione nel campo della salute pubblica.

Per trovare degli esempi convincenti della fragilità delle città di fronte ai pericoli sanitari non bisogna del resto andare troppo lontano nel tempo: in caso, ad esempio, di epidemie virali, l’alto grado di concentrazione delle persone e la loro contiguità consente al morbo di propagarsi molto velocemente.

Non è dunque un caso se la pandemia in corso da Sars-Cov-2 sia esplosa inizialmente in una megalopoli (Wuhan) di 10 milioni di abitanti e che successivamente altre metropoli nel mondo (ad es. New York) siano state particolarmente colpite dalla furia del coronavirus, come lo furono in passato dalle grandi epidemie di peste, tifo e colera.

L’innovazione applicata alle città: la nuova frontiera delle Smart Cities

La crescita diffusa delle zone urbane segnala, dunque, l’importanza di costruire città sempre più resilienti e sostenibili, con infrastrutture moderne e a misura d’uomo, capaci di ridurre al minimo la produzione di gas clima-alteranti e smog.

Occorrono soluzioni sviluppate localmente (è indispensabile infatti che risultino allineate con il contesto economico-sociale della specifica città) in grado di soddisfare la nuova domanda di sicurezza, connettività, trasporti, sistemi energetici, alloggi e servizi di base quali istruzione e assistenza sanitaria. Il tutto ricorrendo a pianificazioni strategiche che vedano il coordinamento delle istituzioni e che, alla luce degli stringenti vincoli di finanza pubblica che limitano in misura sostanziale la capacità di spesa delle Pubbliche Amministrazioni, siano capaci di attivare innovativi progetti di partnership pubblico-privato.

È l’attualissimo tema delle Smart Cities che ha conosciuto uno sviluppo significativo nell’ultimo decennio, dando origine a un ampio ventaglio di progettualità, sperimentazioni e pratiche tese a trasformare un agglomerato urbano in una città intelligente.

La stessa definizione di Smart City si è via via precisata, superando la esclusiva connotazione di Digital City, secondo uno schema ormai classico che rischiava di sovrapporre i mezzi con gli obiettivi.

Pur rimanendo l’idea di Smart essenzialmente imperniata sull’Information and Communication Technology (ICT) il fine ultimo non è infatti quello della digitalizzazione, che rappresenta piuttosto uno degli strumenti per migliorare la qualità della vita dei cittadini e garantire la crescita economica del territorio.

Smart è dunque, più in generale, una città che:

  • secondo una visione strategica e in maniera organica, impiega gli strumenti dell’ICT come supporto innovativo degli ambiti di gestione e nell’erogazione di servizi pubblici, grazie anche all’ausilio di partenariati pubblico-privati, per migliorare la vivibilità dei propri cittadini;
  • raccoglie e mette a sistema informazioni provenienti dai vari ambiti in tempo reale, sfruttando risorse sia tangibili (ad es. infrastrutture di trasporto, energia e risorse naturali) che intangibili (capitale umano, istruzione e conoscenza, capitale intellettuale delle aziende);
  • è capace di adattare continuamente se stessa ai bisogni dei cittadini-utenti, promuovendo lo sviluppo sostenibile.

Le città italiane sono intelligenti?

Secondo l’annuale Rapporto ASVIS, in ordine al Goal 11 a livello locale l’Italia ha negli ultimi anni avviato, seppur a macchia di leopardo, pratiche virtuose di Smart City, così come complessivamente ha fatto registrare progressi nella raccolta differenziata (forte diminuzione della quota di rifiuti urbani conferiti in discarica sul totale della raccolta, dal 56,80% del 2006 al 23,40% del 2017) e nella qualità dell’aria nelle città.

Tuttavia rimangono problemi strutturali nella gestione della sostenibilità urbana, con forti divari tra le diverse aree geografiche del Paese e, in generale, tra gli obiettivi dell’Agenda 2030, questo è tra quelli in cui l’Italia risulta più in ritardo. 


Andamento dell’indicatore elaborato dall’ASviS per l’Italia per il Goal 11: città e comunità sostenibili (anno 2020)

L’indicatore composito mostra infatti una flessione nel 2015 a causa dell’incremento dell’inquinamento da PM10, che però nel triennio successivo migliora sensibilmente fino al 2018, anno nel quale per la prima volta l’Italia rispetta il target europeo di numero di giorni/anno in cui si registra un superamento dei limiti di PM10 (31,4 giorni rispetto a un obiettivo massimo di 35).

Il Rapporto sottolinea però che, a causa delle politiche di contenimento della spesa pubblica, nell’arco di tempo considerato l’offerta del trasporto pubblico è diminuita dell’8,7%.

Nel 2019 la flessione dell’indice composito è motivata dall’aumento dell’abusivismo edilizio (+5,5% dal 2010 al 2019), dal sovraffollamento delle abitazioni (+18,6%) e dall’aumento dell’utilizzo dei mezzi privati per recarsi sul posto di lavoro.

Nel 2020 con l’arrivo della pandemia, come conseguenza della riduzione degli spostamenti, è migliorata considerevolmente la qualità dell’aria nelle città, ma l’emergenza sanitaria ha ulteriormente diminuito l’utilizzo dei mezzi pubblici.

Questi due fenomeni contrastanti confermano la permanenza di un quadro in chiaroscuro che necessita di politiche di stimolo e coordinamento nazionale più adeguate, in grado di sostenere le azioni virtuose potenzialmente innescabili a livello locale.

Il pacchetto di servizi integrati Coopservice per la Smart City

Una città intelligente sa gestire le risorse, mira a diventare economicamente sostenibile ed energeticamente autosufficiente, sa stare al passo con le innovazioni e con la rivoluzione digitale, è attenta alla qualità della vita dei propri cittadini.

Per vincere questa sfida sono fondamentali la relazione tra pubblico e privato e il coinvolgimento di affidabili stakeholder socio-economici, chiamati a promuovere progetti di sostenibilità ambientale e di utilizzo integrato delle tecnologie per innalzare il livello dei servizi di pubblico interesse.

Una gestione integrata dei servizi è dunque un fattore cruciale per garantire il buon funzionamento delle infrastrutture, migliorare la loro fruibilità, svilupparne le potenzialità e mantenere elevati livelli di efficienza e di qualità dei servizi. 

Coopservice ha da tempo individuato nelle innovative pratiche di Smart City un ambito di applicazione della propria offerta di servizi integrati di facility e si propone dunque quale interlocutore unico per l’affidamento della gestione e della manutenzione dello spazio urbano, offrendo soluzioni innovative e piattaforme tecnologiche evolute capaci di supportare le Pubblica Amministrazione:

  • con i servizi tecnici e manutentivi assicura la presa in cura degli edifici, degli impianti, del verde pubblico, dell’illuminazione delle strade, così che i cittadini possano godere di ambienti funzionali ed efficienti;
  • opera per riqualificare gli immobili dal punto di vista energetico, per fornire energia “pulita”, per aiutare istituzioni e cittadini a ridurre i consumi e limitare lo spreco di risorse;
  • garantisce la sicurezza nei luoghi pubblici, nelle stazioni, negli aeroporti, nei centri commerciali, negli ospedali attraverso il monitoraggio dei sistemi di videosorveglianza avanzati, la gestione degli allarmi con l’intervento delle proprie guardie giurate. 

Nello svolgimento del proprio pacchetto di servizi integrati, Coopservice si avvale di strumenti tecnologici quali i droni, la domotica, l’IoT, l’intelligenza artificiale, la geolocalizzazione, limitando al minimo l’impatto ambientale grazie all’utilizzo di mezzi elettrici e soluzioni che permettono di ridurre i consumi di risorse, come l’acqua o l’energia.Coopservice intende per questa via qualificarsi come protagonista e artefice del cambiamento, per migliorare le nostre città e di conseguenza la qualità della vita di tutti.

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