04.08.2020
Persone
L’obiettivo ‘Salute per tutti’ nel mondo e in Italia nell’anno del Covid-19
Il punto sull’attuazione del ‘Goal 3’ dell’Agenda 2030 dell’Onu. Coopservice investe su forme di assistenza sanitaria integrativa per i propri dipendenti.

Il diritto alla salute per tutti: un significato particolare nell’anno del Covid

Nell’anno segnato dal Covid-19 l’obiettivo 3 dell’Agenda 2030, “Assicurare a tutti salute e benessere”, assume una rilevanza del tutto particolare rispetto agli altri 16 ‘Goal’ del Programma delle Nazioni Unite. L’emergenza sanitaria in corso ha infatti ridestato l’attenzione delle opinioni pubbliche e dei decisori politici di tutto il mondo sulla necessità di potere contare su sistemi sanitari accessibili e attrezzati a garantire il diritto alla salute dei cittadini.
D’altra parte non c’era bisogno del Covid per dimostrare il valore strategico della tutela della salute essendo evidente,  come attestato dall’Obiettivo 3, che per raggiungere lo sviluppo sostenibile è fondamentale garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età. Una sfida contro le malattie e le condizioni di malessere, che mira a garantire a tutti gli abitanti del pianeta standard omogenei di prevenzione, assistenza e cura, annullando l’ingiusto divario tra Paesi ricchi e poveri. Proteggere la salute materna e quella infantile, porre fine alle epidemie di malattie trasmissibili e al disagio mentale, combattere le conseguenze di fumo, alcol e sostanze stupefacenti, consentire a tutti l’accesso ai servizi essenziali di assistenza sanitaria e la disponibilità di farmaci di base e vaccini: l’obiettivo salute è ambizioso ma è imprescindibile per dare all’umanità un futuro dignitoso in un pianeta vivibile. Del resto è un dato acquisito e ormai consapevolezza diffusa che i cambiamenti climatici indotti dall’inquinamento e dal riscaldamento globale a loro volta influiscono negativamente sulle condizioni di salute di milioni di persone: le alterate condizioni ambientali sono causa di patologie e neoplasie nel ricco Occidente mentre costringono parte della popolazione mondiale a vivere in una situazione sanitaria sempre più carente e compromessa, esponendola al rischio di epidemie, alla carenza di servizi igienici adeguati e alla mancanza di un’assistenza sanitaria efficace.

La salute nel mondo tra grandi progressi e persistenti ombre

Quali sono le condizioni generali da cui prende il via l’attuazione del Goal 3 dell’Onu? Non vi è dubbio che negli ultimi secoli, e soprattutto nei più recenti decenni, si sono fatti passi da gigante nel miglioramento della salute degli esseri umani. In particolare si sono stati fatti grandi progressi per quanto riguarda l’incremento generalizzato dell’aspettativa di vita e la riduzione di alcune delle cause di morte più comuni legate alla mortalità infantile e materna. Significativi miglioramenti inoltre sono stati compiuti:

  • accesso all’acqua pulita
  • pratiche di igiene
  • riduzione di malattie in passato devastanti quali la malaria, la tubercolosi, la poliomielite
  • rallentamento della diffusione dell’Hiv-Aids.

Certo permangono le minacce da un’ampia varietà di malattie di varia natura e origine, siano esse recenti (quali quelle virali in via di diffusione) o persistenti nel tempo. Così come occorre individuare strategie di assistenza sostenibile per un fenomeno strettamente correlato all’incremento dell’aspettativa di vita, cioè la sempre maggiore incidenza delle patologie croniche solitamente associate alla senescenza: si pensi alle forme di demenza senile o alle degenerazioni neurologiche e motorie o anche solo alle problematiche indotte dalla convivenza con problematiche tumorali o cardiologiche.

Alcuni indicatori di un quadro in chiaroscuro

Alcuni dati generali esemplificano al meglio l’idea degli enormi progressi compiuti nel campo della salute, soprattutto nei tempi più recenti. Prendiamo l’aspettativa di vita: nell’età preindustriale si aggirava attorno ai 30 anni; alla fine del ‘900 a 66,5 anni; tra il 2000 e il 2016 è già aumentata di 5,5 anni passando a 72 anni. Ma oltre all’allungamento in deciso incremento risulta anche la qualità della vita delle persone: secondo le recenti statistiche dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel periodo 2000-2016 si è registrato un aumento del numero di anni vissuti in piena salute (l’aspettativa di vita sana, indicata con la sigla HALE, Health Life Expectancy): da 58,5 anni nel 2000 a 63,3 anni nel 2016, con una prospettiva di vita maggiore per le donne rispetto agli uomini.
Ancora più significativi, in termini di progresso ma anche di permanenza di importanti problematiche da affrontare, sono fatti e cifre correlati ai primi 2 dei 13 Traguardi (‘Target’) associati all’Obiettivo 3. Per la salute infantile si registrano infatti oggi ogni giorno 17.000 decessi di bambini in meno rispetto al 1990 ma ogni anno continuano a morire più di sei milioni di bambini prima del compimento del quinto anno d’età. La disponibilità di vaccini ha fornito un grosso contributo al progressivo, seppur insufficiente, miglioramento della situazione: si calcola ad esempio che i vaccini contro il morbillo abbiano prevenuto oltre 15 milioni di morti infantili. Anche per salute materna gli importantissimi miglioramenti convivono con il permanere di inaccettabili problematicità: la mortalità materna è diminuita del 50% dal 1990 e in alcune delle zone più a rischio del pianeta, Asia orientale e meridionale e Africa, si è ridotta fino a due terzi. Tuttavia, il tasso di mortalità materna – ovvero la proporzione di madri che non sopravvivono al parto rispetto alle madri che invece sopravvivono – nelle regioni in via di sviluppo è ancora oggi 14 volte maggiore rispetto al tasso di mortalità materna delle regioni sviluppate.

Le disparità nelle aree del pianeta

Quest’ultimo dato introduce uno degli aspetti decisivi nei programmi di attuazione dell’Obiettivo 3, ovvero la necessità di eliminare progressivamente le differenze tra i Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo. Solo per rimanere ai primi 2 target già citati, la salute infantile e la salute materna, le statistiche indicano che nei Paesi a basso reddito l’aspettativa di vita alla nascita è inferiore di 18,1 anni rispetto ai Paesi ricchi, così come è ancora consistente il numero delle morti di donne per parto (1 ogni 41), mentre un terzo dei bambini soffre di malnutrizione. Sono inoltre ancora impressionanti i dati sulla potenziale esposizione al contagio di pericolose malattie infettive come ad esempio la malaria e la tubercolosi:  20 milioni di bambini in tutto il mondo non sono stati sottoposti alla profilassi antimalarica e non hanno ricevuto le vaccinazioni salvavitaSi tratta di indicatori di un gap mai colmato nella tutela delle fasce più deboli della popolazione e di un divario ancora troppo importante che divide ingiustamente l’umanità.
Del resto tra gli aspetti che rallentano il raggiungimento dell’Obiettivo Salute dell’Agenda 2030 riveste un ruolo importante la disuguaglianza economica che priva moltissime persone nel mondo della possibilità di accedere ai servizi sanitari essenziali e minaccia la loro buona salute, essendo uno dei portati della povertà la mancanza di cibo e la cattiva nutrizione.

La situazione in Italia

L’Italia ha raggiunto la maggior parte dei traguardi indicati dal terzo goal dell’Agenda 2030 e nel nostro Paese la qualità della vita, della salute e dei servizi ha raggiunto un buon livello: i due terzi della popolazione godono di buona salute e l’aspettativa di vita alla nascita ha valori tra i più alti nel mondo (83 anni contro una media mondiale di 71).

Secondo le ricerche effettuate dall’ASviS, Allenza italiana per lo sviluppo sostenibile – l’organismo nato per promuovere nel nostro Paese l’attuazione dell’agenda 2030 -, tra il 2010 e il 2016 la situazione ha registrato ulteriori miglioramenti, anche se rimangono numerosi problemi da risolvere: dall’uso di alcool, tabacco e droghe, all’obesità, ai danni causati dall’inquinamento (le malattie respiratorie sono tra le principali causa di morte), alle note differenze tra aree del Paese in termini di organizzazione ed efficienza dell’assistenza sanitaria.
 

Coopservice investe nella sanità integrativa per la salute e il benessere dei propri dipendenti

Raccogliendo l’invito che l’Organizzazione per le Nazioni Unite ha rivolto alle imprese di tutto il mondo per essere parte in causa nella promozione di pratiche e progetti di sviluppo sostenibile, da diverso tempo Coopservice ha intrapreso un percorso di impegno per la ricerca di soluzioni tecniche ed organizzative in grado di rispondere ad alcune delle principali sfide di sostenibilità imposte dall’Agenda. Nel campo del benessere e della salute l’azienda ha da anni investito su forme sia di previdenza che di sanità integrativa, offrendo ai propri dipendenti e loro familiari servizi aggiuntivi rispetto al Servizio Sanitario nazionale. Ne è un esempio la polizza assicurativa sottoscritta per tutti gli oltre 16.000 dipendenti in Italia, compresi gli operatori socio-sanitari, con l’obiettivo di offrire assistenza nell’iter di cura da infezione Covid-19. Un segno tangibile di attenzione per la salute di persone che hanno svolto un ruolo fondamentale per garantire i servizi essenziali durante l’emergenza sanitaria.